INFORMAZIONI

Informazioni generali

Nella terminologia tecnica, con l’espressione “diga di ritenuta” si intende un’opera muraria o un rilevato di grande mole che, sbarrando una valle in posizione opportuna, serve a creare un serbatoio o lago artificiale.

Schuyler
Planimetria di uno dei serbatoi artificiali del "Sun River Reservoir System" - SCHUYLER, 1905
Posizione opportuna è quella ove la valle, dopo un tratto pianeggiante ed aperto, presenta una strozzatura, o almeno un marcato avvicinamento degli opposti fianchi. Naturalmente, tanto più esteso ed ampio si presenta il tratto a monte e più angusta la strozzatura, tanto più vantaggiosa si profila la creazione del lago artificiale, purché non si incontrino difficoltà eccessive per l’allagamento di zone abitate dovuto alla formazione dell’invaso, a causa del costo delle espropriazioni e delle ricostruzioni in località più elevate.

Non basta però che sia idonea la configurazione morfologica della valle; necessita anche, ed in via pregiudiziale, che siano favorevoli le condizioni geognostiche e le caratteristiche idrologiche. Le prime, per la creazione di un serbatoio, imporrebbero che i terreni ove deve essere impostato lo sbarramento fossero solidi e stabili, e fosse impermeabile tutto il territorio che verrà sommerso; le seconde riguardano le portate del corso d’acqua che dovrebbero garantire il riempimento del serbatoio. Il tutto poi deve inquadrarsi in un ben studiato piano economico e finanziario relativo alla utilizzazione delle acque accumulate.

Trovare associate le diverse predette condizioni è piuttosto raro, ma la tecnica moderna provvede a sanare talune deficienze naturali. Così, ai serbatoi che presentano difetti del terreno di fondazione della diga si pone rimedio consolidando artificialmente il terreno e/o costruendo tipi di dighe adatti al caso; nei serbatoi che presentano buone condizioni morfologiche e geologiche ma dove sono scarsi gli apporti idrici diretti si immettono acque di bacini imbriferi attigui mediante canali e gallerie.

Grande Dixence
Diga della Grande Dixence, Svizzera, 1961, H = 285 m, L = 700 m, C = 400 Mm³
Un grandioso esempio di serbatoio alimentato da bacini diversi è quello formato dalla diga della Grande Dixence, in Svizzera, una delle più alte al mondo, ultimata nel 1961 e destinata alla produzione di energia idroelettrica. La diga è alta 285 metri, e si sviluppa al coronamento per 700 metri. Per realizzarla sono stati impiegati sei milioni di metri cubi di calcestruzzo. Il bacino della Grande Dixence, della capacità di 400 milioni di metri cubi, raccoglie le acque di 35 ghiacciai alpini, dai quali l’acqua viene convogliata mediante un sistema di 100 chilometri di gallerie. L’acqua accumulata nel bacino della Grande Dixence è inoltrata, secondo i fabbisogni di energia, verso tre centrali di produzione situate più a valle. L’insieme di queste centrali rappresenta una potenza totale di 2000 MW e produce più di 2 miliardi di kWh all’anno. Una volta turbinate, le acque sono restituite al Rodano.

L’immagazzinamento dell’acqua nei serbatoi avviene nel periodo delle piene, mentre le modalità della restituzione dipendono dallo scopo cui sono destinate le acque.

I serbatoi possono avere scopi diversi: il più delle volte essi servono per produzione di energia (impianti idroelettrici) o per scopi agricoli (irrigazione), ma talora per alimentazione di canali navigabili, di acquedotti per uso potabile (previa depurazione), per moderazione delle piene o per scopi multipli.

I bacini del sistema idraulico del medio Flumendosa, in Sardegna, rappresentano un notevole esempio di serbatoi ad uso multiplo. Il sistema è formato dal bacino di Nuraghe Arrubiu sul fiume Flumendosa, di Monte Su Rei sul rio Mulargia (comunicanti fra loro mediante una galleria in pressione) e dal serbatoio di Capanna Silicheri, che sbarra il rio Flumineddu convogliandone le acque a Nuraghe Arrubiu attraverso una condotta di collegamento. Il serbatoio di Nuraghe Arrubiu ha una capacità di invaso di circa 300 milioni di metri cubi. Di questi, 263 milioni sono trasferibili, per deflusso libero a gravità, al serbatoio di Monte Su Rei (332 milioni di metri cubi), il quale può essere riempito solo grazie a questi apporti, essendo il suo bacino idrografico assai più modesto di quello sotteso dalla diga di Nuraghe Arrubiu. Dal lago del Mulargia si diparte la galleria di derivazione destinata ad alimentare due centrali idroelettriche e le utenze irrigue e potabili della Sardegna centro-meridionale; tra queste, la città di Cagliari e il suo hinterland.

Schema Flumendosa
Profilo del complesso idraulico del medio Flumendosa - MORI, 1975

Nella sezione di questo sito dedicata alla storia delle dighe si riporta come già nel 3000 avanti Cristo si costruivano opere di notevole importanza per trattenere e deviare le acque. Anche i Romani costruirono dighe di apprezzabili dimensioni, alcune delle quali sono tutt’oggi in esercizio. Nel Medioevo importanti opere di sbarramento furono costruite nell’attuale Iran in epoca mongola. Nel periodo moderno le dighe più importanti ed imponenti furono quelle spagnole in muratura, in particolare quella di Alicante, alta 46 metri, ultimata nel 1594.

1a diga di Corongiu
La prima diga di Corongiu, 1866, H = 21,7 m (più 4 m circa del blocco di fondazione), L = 110 m (più 21 m di sfioratore in destra in corpo diga), C = 917˙000 m³ - Mediateca del Comune di Cagliari
In Italia la prima vera grande diga risale al 1866 ed è quella di Corongiu, in Sardegna, alta 21,7 metri sull'alveo a valle, costruita per formare un serbatoio destinato all’alimentazione idrica della città di Cagliari e purtroppo demolita nei primi anni ’70 a causa del cattivo stato della muratura.

La costruzione delle dighe ha preso grande sviluppo nell’ultimo secolo, portando progresso e ricchezza ma anche controversie connesse al forte impatto ambientale e sociale determinato dalla sommersione di ampie (e talora sterminate) porzioni di territorio in conseguenza della costruzione di una diga. La valutazione delle conseguenze economiche e sociali della realizzazione di un invaso di grandi dimensioni è questione da sempre complessa, che investe in misura prevalente la sfera politica. Per quanto attiene invece alle conseguenze ambientali, nei paesi a più avanzata democrazia per la soluzione dei conflitti relativi alla difesa dei valori naturalistici e ambientali è stato da tempo applicato un processo di partecipazione e di confronto delle parti in causa che in Italia ha preso il nome di “valutazione di impatto ambientale”. Il processo prevede che il proponente la costruzione dell’opera predisponga uno studio di impatto ambientale e lo invii all’Autorità che deve rilasciare l’autorizzazione. Della richiesta di autorizzazione e dello studio di impatto ambientale deve essere informato il pubblico, che ha diritto di far pervenire le sue osservazioni e critiche. Per le grandi dighe, ai sensi della direttiva della Presidenza del Consiglio dei Ministri 4 agosto 1999, “Applicazione della procedura di valutazione di impatto ambientale alle dighe di ritenuta”, la procedura di compatibilità ambientale interviene già nella fase di progettazione preliminare.

Da un’indagine statistica del 2006 (dunque abbastanza recente ma forse già un po’ datata) apprendiamo che il numero mondiale delle dighe considerate “molto grandi” (più alte di 60 metri e/o con un bacino di capacità maggiore di 100 milioni di metri cubi e/o con uno sfioratore capace di scaricare più di 5000 m³/s) ammonta a cinquemila; di queste, 600 presentano un’altezza superiore a cento metri.

Per quanto concerne l’Italia, secondo le statistiche del Registro Italiano Dighe (oggi Direzione Dighe del M.I.T.), nel 2004 risultavano costruite o in costruzione 543 “grandi dighe” (sbarramenti con un’altezza superiore ai 15 metri e/o un bacino di capacità superiore ad 1 milione di metri cubi), di cui ventiquattro con altezza (riferita al punto più basso della fondazione) superiore o pari a cento metri.

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Dighe murarie e dighe di materiali sciolti

Le dighe, considerate sotto il punto di vista del materiale che le compone, si suddividono in due categorie: dighe murarie e dighe di materiali sciolti. Le prime sono formate da materiali lapidei agglomerati mediante cemento, e cioè muratura di pietrame con malta, calcestruzzo semplice e calcestruzzo armato. Le seconde sono formate con pietrame a secco, terra, ghiaia, sabbia e argilla.

Le dighe murarie possono essere tracimate dall’acqua (sagomando opportunamente il ciglio), mentre a quelle di materiale sciolto è preclusa tale possibilità, per ragioni di sicurezza.

Le dighe murarie, data la loro struttura rigida, debbono appoggiare su una base assolutamente stabile ed impermeabile, cioè su rocce coerenti (lapidee). La progettazione pertanto deve essere preceduta da un rigoroso studio geologico, tenuto presente che diversi crolli di dighe sono stati imputati a difetti di fondazione. Innanzi tutto le indagini geologiche debbono accertare lo spessore di detriti che ricopre il letto roccioso (detriti che dovranno essere rimossi all’atto della costruzione della diga), quindi il tipo o i tipi di rocce che compongono la zona di fondazione, le loro caratteristiche tecniche, anche in relazione con il loro grado di alterazione, i rapporti di giacitura fra le singole rocce, la disposizione e la frequenza dei piani di stratificazione e di scistosità, dei piani di fessurazione ecc. I mezzi d’investigazione sono: le osservazioni dirette, i cunicoli, i pozzi, i sondaggi ed i metodi geofisici.

In particolare, i sondaggi sono perforazioni, di norma di diametro da cinque a 20 cm, che, mediante l’estrazione di campioni (detti carote), permettono di conoscere non solo la natura del sottosuolo ma anche la composizione stratigrafica. Le perforazioni sono integrate da prove di assorbimento, che si eseguono pompando acqua entro il foro ad elevate pressioni e rilevando la portata assorbita (il che dà la misura della compattezza della roccia: minore è l’assorbimento, più compatta risulta la roccia).

I metodi geofisici, invece, sono mezzi supplementari di esplorazione coi quali si opera dall’esterno. I più usati sono: il metodo sismico, che sfrutta le caratteristiche elastiche dei terreni (e più precisamente la diversa velocità di propagazione delle onde sismiche, che vengono prodotte artificialmente) lungo formazioni di natura diversa; il metodo elettrico, che si basa sulla proprietà delle rocce di condurre la corrente elettrica, ciò che si verifica in vario grado a seconda del contenuto in minerali conduttori.

Diga sul Rio San Gerolamo
Il paramento di valle della piccola diga in terra sul Rio San Gerolamo, Capoterra (CA), 1961, H = 13,6 m, L = 231 m, C = 312˙000 m³, gravemente danneggiata dalla tracimazione avvenuta nell'ottobre del 2008
Le dighe di materiali sciolti, come sopra accennato, non possono essere tracimate dall’acqua. Il flusso dell’acqua sopra uno sbarramento in materiali sciolti determina infatti l’erosione del rilevato e il rapido collasso della diga. A questo limite specifico delle dighe realizzate in materiali sciolti, dal quale sono derivati in passato celebri e luttuosi disastri, si rimedia dimensionando con ampio margine tanto la capacità delle opere di scarico quanto il cosiddetto “franco”, cioè la differenza di quota fra il coronamento della diga ed il massimo livello prevedibilmente raggiungibile dall’acqua nel serbatoio. Val la pena di accennare anche a recenti sviluppi della tecnica volti a rendere i rilevati più resistenti all’erosione in caso di tracimazione, sviluppi originati da un’importante ricerca sperimentale svolta tra il 1984 e il 1987 dalla Construction Industry Research and Information Association (CIRIA). I risultati della ricerca, pubblicati nel rapporto CIRIA n. 116, dal titolo “Design of reinforced grass waterways” (1987), individuano diverse metodologie di rinforzo di superfici inerbite tali da consentire a dette superfici di tollerare il flusso di acqua a date velocità per dati periodi di tempo.

Diga di Assuan
La diga alta di Assuan, Egitto, in materiali sciolti, zonata, con nucleo in terra, 1970, H = 111 m, L = 3˙830 m, C = 164˙000 Mm³
Se la maggiore vulnerabilità in caso di tracimazione rappresenta il limite principale delle dighe di materiali sciolti rispetto a quelle murarie, la caratteristica che invece le rende spesso preferibili è la possibilità, per una diga in terra e/o pietrame, di essere fondata su rocce pseudocoerenti (argillose) e incoerenti (sciolte). Tuttavia le indagini geologiche e di tenuta idraulica sono ugualmente indispensabili, anzi risultano senz’altro più delicate.

Ad ogni modo, questa versatilità delle dighe in materiali sciolti, che ne rende ormai possibile la realizzazione in quasi tutte le situazioni, considerate le attuali possibilità di correggere eventuali condizioni geologiche negative della stretta, fa sì che siano proprio le dighe in materiali sciolti, più che quelle murarie, la tipologia con maggiori possibilità di diffusione e sviluppo anche nel campo delle dighe di grande altezza, un tempo ritenuto esclusivo delle dighe murarie. Peraltro, non solo la diga in materiali sciolti è meno esigente di una diga muraria per quanto attiene alle caratteristiche fisiche e meccaniche della fondazione, ma generalmente si presta anche, meglio di una diga muraria, ad essere realizzata con materiali reperibili in massima parte presso il sito di costruzione, con evidenti riflessi sull’economicità dell’opera. E' quest'ultima caratteristica che, fin dall'antichità, ha reso numericamente prevalente nel mondo la tipologia delle dighe di materiali sciolti. Tra le 37˙641 comprese nell'ultima edizione del Registro Mondiale delle Dighe curato dall'ICOLD (International Commission on Large Dams), ve ne sono ben 23˙736 in terra e 2˙888 in pietrame, che insieme rappresentano il 71% del totale.

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Le dighe a gravità

Se si considera il comportamento statico, le dighe murarie si possono suddividere in due grandi famiglie: a gravità ed a volta.

Il tipo a gravità massiccio è il più importante e il più largamente usato In Italia: su 543 “grandi dighe” ve ne sono 197 di questo tipo. Sono le dighe murarie che presentano il maggior volume: abbiamo visto come la citata diga della Grande Dixence abbia richiesto 6 milioni di metri cubi di calcestruzzo. La diga muraria di più grande volume finora costruita è la diga delle Tre Gole sul Fiume Azzurro, in Cina: 28 milioni di metri cubi di calcestruzzo; la sua altezza raggiunge 185 m, è rettilinea ed è lunga 2˙310 metri.

Nelle dighe a gravità l’effetto resistente è dovuto esclusivamente al peso proprio; si tratta quindi di un puro e semplice muro di sostegno contr’acqua. Nelle costruzioni moderne il profilo base del muro è un triangolo con il vertice al livello della massima ritenuta e con sovrapposto un coronamento, che può essere sede di una strada. La disposizione planimetrica è preferibilmente rettilinea (per via della maggiore semplicità costruttiva).

Diga di Bau Muggeris
La diga di Bau Muggeris, Villagrande Strisaili (NU), in calcestruzzo, a speroni con vani interni, 1949, H = 63 m, L = 235 m, C = 61,44 Mm³ - ANIDEL 1961
Il tipo a gravità massiccio presenta alcuni vantaggi che ancor oggi lo rendono sovente il preferito, specialmente nelle opere di grande mole: principali fra questi vantaggi sono la garanzia di un’esperienza ormai plurisecolare, una massa resistente cospicua, una migliore resistenza a condizioni ambientali difficili. Il difetto più grave consiste nella cattiva utilizzazione statica del materiale, in quanto gran parte di esso viene sfruttato al disotto delle sue possibilità. Il rimedio all’inconveniente è ovvio: si tratta di eliminare il materiale nella parte centrale della diga, dove i coefficienti di lavoro risultano bassi. A questo concetto informatore sono ispirati i tipi di dighe a gravità alleggerite e quelle a speroni che, specie in Italia, hanno trovato notevole diffusione.

L’economia di volume di calcestruzzo realizzabile con queste dighe nel confronto di quelle massicce cresce con l’altezza di ritenuta ed è comunque rilevante, oscillando entro un ordine dal 20 al 25%. Il vantaggio economico è inferiore, per il maggior costo unitario della struttura; alcuni testi un po’ datati lo stimano dell’ordine, pur sempre apprezzabile, del 10÷15%. Oggi questa stima sarebbe forse da rivedere al ribasso, a causa dell’aumentato costo della manodopera.

Nella famiglia delle dighe a gravità si possono far rientrare le dighe a volte o solette sostenute da contrafforti, che sono costituite da una struttura resistente (lastra piana o curva) appoggiata su contrafforti verticali che resistono per gravità. In un certo senso esse si riportano alle dighe alleggerite, ma ne differiscono in quanto vi si riconoscono due elementi resistenti (quello che subisce la spinta dell’acqua, e il contrafforte cui tale spinta viene trasmessa), mentre nelle dighe alleggerite e a speroni entrambi i compiti sono fusi in un unico elemento.

Secondo che la struttura resistente è piana o curva, si hanno i due tipi fondamentali delle dighe a contrafforti: a lastroni o a volte multiple. Per necessità di cose i lastroni, e di regola anche le volte, sono di calcestruzzo armato, come pure i contrafforti.

Diga di Santa Chiara
La diga di Santa Chiara d’Ula sul Tirso, 1923, H = 70,5 m, L = 260 m, C = 400 Mm³ - MINISTERO LL.PP. 1961
Dighe di questo tipo in Italia ve ne sono poche: il crollo, il 1° dicembre 1923, della diga sul torrente Povo a Pian del Gleno (Bergamo), una diga ad archi multipli che si appoggiava, nella parte centrale, sopra una diga a gravità in muratura di pietrame costruita alcuni anni prima, portò ad una forte diffidenza nei confronti di questa tipologia, diffidenza in realtà assai poco fondata, perché il crollo della diga del Gleno fu dovuto non tanto al cedimento della diga ad archi multipli sovrastante, quanto al collasso della diga a gravità sottostante.

Una delle poche dighe ad archi multipli costruite prima del disastro del Gleno, fu la grande diga di Santa Chiara sul Tirso, in Sardegna. La diga, progettata dall’Ing. Luigi Kambo, fu ultimata nel 1923, e con i suoi 70,5 metri di altezza sulle fondazioni era all’epoca la più alta del mondo di questa tipologia.

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Le dighe a volta

Diga sull'Osiglietta
La diga sull'Osiglietta, Osiglia (SV), ad arco-cupola, 1939, H = 76,8 m, L = 224 m, C = 13 Mm³ - MINISTERO LL.PP. 1961
In queste opere si trae profitto dalla curvatura planimetrica della struttura e se ne sfrutta appunto il comportamento ad arco per scaricare la spinta dell’acqua sulle sponde della valle.

Queste dighe utilizzano razionalmente la resistenza del materiale e si possono così realizzare strutture assai esili (si pensi che lo spessore di una diga massiccia è almeno il 70% dell’altezza di ritenuta, mentre nelle dighe a volta lo spessore può scendere al 10%). Ma per essere adottate esigono condizioni più restrittive di quelle a gravità: le sponde rocciose della gola da sbarrare devono possedere particolari requisiti di compattezza, stabilità e resistenza; inoltre la costruzione deve essere molto accurata.

Un tipo di diga a volta che ha uno speciale interesse tecnico, perché ad esso appartengono molte delle opere più ardite e imponenti, è quello ad arco-gravità. Trattasi di dighe che partecipano contemporaneamente del funzionamento ad arco ed a gravità. Il vantaggio di questo tipo rispetto a quello a gravità è l’economia di materiale, mentre il forte spessore rappresenta una garanzia di sicurezza che le esili dighe a volta non offrono certo in egual misura.

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I provvedimenti costruttivi nelle dighe in muratura

Non è azzardato affermare che il buono o cattivo esito di una diga non dipende tanto dai mezzi più o meno raffinati impiegati per calcolarla, quanto dal modo con cui è stata costruita e dall’applicazione di un complesso di provvedimenti atti a garantirne la funzionalità e la conservazione.

Primo fra tutti, per la sua importanza basilare, è il problema delle fondazioni, sotto il duplice aspetto delle indagini (cui abbiamo già accennato) per procurarsi le informazioni occorrenti, e dei lavori di correzione e consolidamento, che consistono sostanzialmente nelle iniezioni di cemento. Seguono i provvedimenti di difesa dell’opera contro le azioni meccaniche e termiche (azioni dell’acqua e del gelo, variazioni di temperatura, ritiro dei calcestruzzi, ecc.), indi le modalità di esecuzione ed infine l’organizzazione del cantiere di costruzione. Si tratta di un complesso di accorgimenti tecnici e di operazioni di vario genere che richiederebbero un’esposizione particolare; qui ci limitiamo ad un breve cenno sulle permeazioni e sulle vicende termiche.

Diga del Salto
La diga del Salto, Petrella Salto (RI), a gravità massiccia in calcestruzzo, 1940, H = 108 m, L = 234,25 m, C = 268,55 Mm³ - MINISTERO LL.PP. 1961
Contro le fughe d’acqua e le permeazioni diffuse si provvede curando di realizzare una struttura il più possibile impermeabile, soprattutto nell’immediato contatto con l’acqua e, per intercettare le eventuali filtrazioni, si ricava nel corpo della diga un sistema drenante costituito da fori verticali di piccolo diametro (da 20 a 30 cm), distanti fra loro qualche metro. A intervalli di quota opportuni (di solito da 15 a 25 m) i fori sono interrotti da cunicoli orizzontali per l’ispezione e la raccolta delle acque d’infiltrazione, le quali vengono misurate e quindi scaricate a valle della diga.

Nelle dighe di calcestruzzo si verificano sforzi di natura termica provocati da due cause diverse, e cioè da fenomeni di ritiro del cemento durante la presa e dalle vicende di temperatura durante l’esercizio.

Il fenomeno del ritiro, particolarmente preoccupante nelle grandi masse, proviene dal fatto che le reazioni chimiche che accompagnano la presa dei leganti sono esotermiche: succede quindi che in un tempo relativamente breve si manifestano nell’interno del getto di calcestruzzo sensibili innalzamenti di temperatura, che possono raggiungere anche una trentina di gradi sopra la temperatura di costruzione. A questa fase ne succede un’altra di progressivo raffreddamento che si manifesta in modo più rapido alla superficie rispetto all’interno. Sorgono così sforzi termici di entità rilevante i quali tendono a generare pericolose fessurazioni. Lo stesso pericolo nasce durante la stagione fredda per eccessivo abbassamento della temperatura di fronte a quella di costruzione.

Per ovviare a tali inconvenienti le dighe di muratura si costruiscono a conci o blocchi separati da giunti che successivamente, quando la massa del calcestruzzo ha raggiunto il livello termico medio dell’ambiente esterno, vengono intasati mediante iniezioni di cemento. Questo provvedimento è indispensabile nelle dighe a pianta arcuata, per rendere operante l’effetto arco.

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Misure per il controllo delle dighe

Le dighe di ritenuta sono continuamente soggette a mutazioni nelle caratteristiche fisico-chimiche del materiale di costruzione e a deformazioni e a spostamenti nello spazio che danno luogo a variazioni più o meno sensibili nel loro funzionamento statico.

Numerose sono infatti le cause che agiscono direttamente o indirettamente sulla struttura: peso proprio; carico idrostatico; spinta dei ghiacci; pressioni interstiziali e sottopressioni; movimenti sismici; variazioni di temperatura dell’aria e dell’acqua; variazioni di temperatura dovute allo sviluppo di calore durante la presa e l’indurimento del calcestruzzo; assestamento e costipamento dei materiali nelle dighe di terra e di pietrame; spostamenti e cedimenti dei piani di fondazione e d’imposta, ecc.

Da ciò la necessità di accurate misure di controllo atte a seguire il comportamento della struttura in funzione del tempo e delle varie condizioni ambientali e del carico. Questo non soltanto agli effetti della sicurezza, ma anche per verificare quanti e quali dei risultati ottenuti in fase di progettazione abbiano riscontro con la realtà.

Le misure per il controllo impiegano sostanzialmente i normali mezzi della fisica tecnica, della scienza delle costruzioni e della topografia (strumenti meccanici, ottici, elettrici ed acustici). Le condizioni di ambiente nonché la richiesta continua delle misure hanno tuttavia portato alla formazione di una specializzazione che va sempre più affermandosi con l’impiego di particolari attrezzature e metodi di elaborazione.

Nei primi anni di funzionamento, una diga e la sua fondazione sono soggette a deformazioni elastiche e plastiche: queste ultime tendono gradualmente ad estinguersi, quelle elastiche invece si rinnovano con continuità. Dato che le cause prime delle deformazioni, nelle condizioni di regime, sono l’alternarsi degli invasi e svasi del serbatoio ed il susseguirsi delle variazioni termiche stagionali, anche le deformazioni della struttura seguono una vicenda analoga combinata.

Il controllo del comportamento statico globale di una diga viene effettuato mediante la misura degli spostamenti di vari punti della struttura, ed in particolare della sommità, rispetto ad un sistema di coordinate esterne. Perché tali spostamenti siano espressione della perdurante stabilità dell’opera, occorre constatare nel complesso diga-fondazione l’esistenza di movimenti elastici sistematici a ciclo chiuso. Circa l’entità di tali spostamenti, essi variano da caso a caso: pochi millimetri nelle dighe murarie a gravità; anche diversi centimetri nelle dighe ad arco e nelle dighe di materiali sciolti.

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Fonti iconografiche

SCHUYLER 1905 SCHUYLER, James Dix - Reservoirs for Irrigation, Water-Power, and Domestic Water-Supply. Ed. John Wiley & Sons - New York, 1905
MORI 1975 MORI, Alberto - Le regioni d'Italia - Sardegna. Ed. UTET - Torino, 1975
ANIDEL 1961 ANIDEL (Associazione nazionale imprese produttrici e distributrici di energia elettrica) - Le dighe di ritenuta degli impianti idroelettrici italiani. Ed. Rizzoli Grafica - Milano, 1961
MINISTERO LL.PP. 1961 Ministero dei Lavori Pubblici - Consiglio Superiore - Servizio Dighe - Grandi dighe italiane. Note tecniche pubblicate in occasione del 7° Congresso della “Commission Internationale des Grands Barrages”. Roma, 1961