STORIA

I disastri

Diga di Puentes
I resti della diga di Puentes, Spagna, 1791, H = 50 m, L = 282 m, C = 53 Mm³, spessore alla base = 46,90 m, spessore in sommità = 10,89 m, collassata nel 1802 nella parte centrale
Chi non conosce la storia è destinato a riviverla”. Il famoso aforisma di George Santayana, scolpito su una targa nel campo di concentramento di Auschwitz, è stato pensato, e viene spesso citato, per ammonire i popoli contro guerre e genocidi, che possono essere prevenuti se la storia è ricordata e meditata. Ma a ben vedere, il principio di Santayana può essere esteso anche a tutti quegli errori umani, talora involontari, dai quali derivano grandi sciagure. Un aereo che cade rende più sicuri tutti gli altri se, recuperata la scatola nera, si capisce e si mette a frutto la lezione impartita da quel disastro. Altrimenti, un altro aereo, nella medesima situazione di rischio, è destinato prima o poi a cadere.

Nel campo delle opere civili, e in particolare delle dighe di ritenuta, il principio è lo stesso: il livello di sicurezza raggiunto dalle opere moderne deriva dalle dure lezioni apprese dai disastri del passato. Non a caso, il più completo compendio sugli incidenti conosciuti occorsi nella storia delle dighe, compilato nel 1974 dall’ICOLD (International Commission On Large Dams), si intitola “Lessons from dam incidents”, cioè “Lezioni derivanti dagli incidenti sulle dighe”.

Talvolta, ricordando le sciagure storiche accadute nel campo delle dighe, viene da stupirsi della leggerezza dimostrata da quei tecnici che, a dispetto della loro grande reputazione, non hanno saputo prevedere e prevenire il disastro. Chi legge il libro di Tina Merlin sulla tragedia del Vajont è preso da un moto di rabbia e di rancore verso quei soloni sordi a tutti gli indizi che, per noi chiarissimamente, indicavano che la montagna si stava spaccando, e la catastrofe era imminente. Eppure, se si riflette su quanto sia fondamentale la conoscenza della storia per la costruzione in sicurezza delle opere di ingegneria, almeno una piccola attenuante deve essere concessa a quei tecnici e professori: la tragedia del Vajont è un caso unico; niente di simile, per dimensioni e rapidità del fenomeno, era successo prima di allora. Dunque non era del tutto scontato che un fenomeno oggi senz’altro prevedibile dovesse essere previsto allora, o perlomeno che dovesse esserne prevista l’eccezionale entità e violenza.

Diga di Shih-Kang
La diga di Shih-Kang, Taiwan, 1977, H = 25 m, L = 357 m, C = 3,38 Mm³, gravemente danneggiata dal terremoto di ChiChi, nel 1999
La storia, insomma, è maestra di vita in tutti i campi, e quello dell’ingegneria non fa eccezione. Il collasso di una struttura mette quasi sempre i tecnici di fronte al problema che non ti aspetti, al quale non avevi pensato nonostante l’intelligenza, la competenza e l’attenzione che puoi aver profuso nella progettazione. Questo è il motivo per cui dei disastri del passato si deve avere conoscenza. Se qualche attenuante possiamo concedere a chi non ha previsto ciò che mai era accaduto, nessuna attenuante può avere chi, pur potendo accedere alle casistiche riportate sulla letteratura tecnica, le trascura per colpevole ignoranza o negligenza.

Questa sezione del sito si ripropone di presentare alcuni casi classici di disastri avvenuti nel campo delle dighe, ciascuno dei quali racconta una storia e impartisce una lezione. Da non dimenticare.

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